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lunedì 21 aprile 2008

La personal shopper e la dialettica servo-padrone

Il servo ha paura della morte e si pone inerte di fronte all’essere della natura che lo sovrasta. La personal stopper è inerte di fronte alla vetrina e non può’ comprare nulla. È piegata dal carovita. Non ha paura di morire di fame, fra poco ci muore davvero. Il padrone domina il mondo e piega il servo al suo volere, il quale preferisce obbedire piuttosto che affrontare la vita e la morte. La personal shopper è piegata al potere del denaro della signora che serve. Non ha di che realizzarsi e quindi realizza i desideri di qualcun altro. Il servo produce per il suo signore e crea qc che assume una forma: un oggetto, un pranzo, un abito. Diventa artefice e il suo oggetto è indipendente da lui. Ha finalmente creato qc di suo che è frutto del suo fare e si sente realizzato perché ha messo in atto le proprie capacità formatrici. Ma la personal shopper di cosa dovrebbe sentirsi fiera? Che cosa ha realizzato? Lo stile della sua signora? Se la signora non ne ha. Se la signora la lascia fare. Se non è una mera esecutrice ma una realizzatrice di moda e stile, se il suo acquisto è libero come diventa libero il servo quando crea, libero dal prodotto di cui non gode e libero dal signore da cui si allontana avendo ora un modo suo di dominare la vita, la propria creatività. La personal shopper è creativa? In un certo senso si. Crea stili. E allora la via per rendersi davvero indipendente e realizzarsi non è restare al fianco della signora di cui ne subisce le facoltà (in termini di gusto e denaro) ma creare un’attività sua propria magari come consulente d’immagine.

domenica 18 novembre 2007

Esiste ancora l'a-priori?

L'a-priori trova il suo fondamento in Cartesio che con il suo cogito ha posto le basi per l'autonomia gnoseologica della ragione. Può la ragione da sola arrivare a un qualche conoscenza che sia chiara e distinta? Sì, risponde Cartesio: il cogito ergo sum.
Sviluppato nelle sue caratteristiche formali l'a priori trova spazio nella filosofia kantiana che ne fa la base della conoscenza che ha per forma appunto le forme dello spazio e del tempo a priori (cioè che sono universali e necessarie) e le categorie che Kant chiama concetti puri a priori e come contenuto la materia (l'esperienza).
Hegel ha assolutizzato l'a-priori sostenendo che la ragione è in grado di comprendere ogni realtà e con il concetto dell'assoluto di conoscere appunto l'assoluto nella sua purezza almeno nella logica. (ha bisogno poi della storia per vederlo realizzato e quindi conosciuto appieno).
Nietzsche distrugge completamente l' a-priori; l'aveva già affossato in parte Schopenhauer dicendo che le conoscenze basate sull'a-priori sono solo un mondo rappresentato dal soggetto e non la vera realtà che per lui è la cieca volontà irrazionale che agisce come le pare. Per Nietzsche è possibile conoscere qualcosa? Credo che per Nietzsche conoscere sia dare un'interpretazione a ciò che si esperisce a livello teoretico ed esistenziale attraverso un'interpretazione lirica o corporea che viene dal sè (uso un termine tecnico, di cui le idee sono una prospettiva). Lirica vuol dire basata sull'uso poliedrico del linguaggio, sulla metafora, sulla poesia. In Nietzsche non c'è un a-priori, non ci sono canoni prestabiliti che garantiscono una verità più giusta. Nietzsche ha l'esigenza di distruggere e lascia aperto al singolo lo spazio per creare. Da lui in poi nulla sarà più certo e tutto sarà messo in discussione a partire proprio dall'a-priori che sarà diverso da filosofo a filosofo e che forse non esiste più, non è più chiaramente definibile (in senso univoco). La sua filosofia dell'interpretare sarà poi sviluppata dall'ermeneutica che banalmente vuole dire appunto interpretazione.
Per rispondere alla questione in termini contemporanei:
L'a-priori è una convenzione come lo è il o l'es. Bisogna accordarci su cosa ci pare più efficace. Forme logiche o linguistiche che si utilizzano per comprendere l'oggetto.

sabato 13 ottobre 2007

Il cerchio e l'eclissi

La filosofia hegeliana si può' simboleggiare attraverso un cerchio come le antiche filosofie da Parmenide ad Aristotele; infatti si considera Hegel un metafisico e un filosofo che ha costruito un sistema chiuso. La sua storia della filosofia che coincide con la sua filosofia parte dalle origini del pensiero fino ad arrivare alla comprensione piena e consapevole del concetto: l'assoluto. Dopo l'assoluto cosa c'è? Il nulla appunto e quindi la conoscenza finisce ed il sistema è chiuso. In realtà sappiamo che con Hegel non è finito nulla e la filosofia non è morta. Però il resto della filosofia si è costruito distruggendo il sistema hegeliano, è nata dalle sue ceneri. Ora riaprire il cerchio di Hegel è possibile? Si, se non si considera la filosofia come risposta ultima ma solo come risposta ultima di un'epoca ed è questo che si legge in Hegel, quello delle "Lezioni di filosofia della storia" e tale pensiero lascia spazio al futuro e alla sua comprensione. Ma se il cerchio si apre non è più un cerchio semmai si può' parlare di cerchi sovrapposti , non necessariamente più ampi ma uno sopra l'altro come una sorta di eclissi che oscura il sapere precedente ma che poi passa e lascia spazio anche al passato che un altro cerchio riprende.